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provarancio presenta:
Le voci a caso di Wikipedia
Scritto nel giorno di 02/04/2007 alle ore 16:46

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Coprates Chasma è una valle marziana di dimensioni notevoli situata nella regione delle Valles Marineris, ad est di Ius e Tithonium Chasma, con le quali condivide una struttura geologica estremamente simile. Una delle principali differenze è la presenza, nella parte orientale del letto di Coprates Chasma, di depositi alluvionali e di materiale trasportato dal vento, e di stratificazioni molto accentuate nelle rocce.

Probabilmente le rocce stratificate sono più antiche dello stesso sistema delle Valles Marineris; i dati raccolti dalla sonda spaziale statunitense Mars Global Surveyor suggeriscono che la stratificazione sia dovuta ad una sequela di smottamenti successivi del terreno. È stato inoltre rilevato come gli strati più antichi abbiano dimensioni maggiori rispetto a quelli più recenti: questo avalla l'ipotesi che diversi meccanismi concorrano alla formazione di nuovi strati.

Potrebbe in verità anche trattarsi di un antico letto lacustre, con abbondanza di materiale sedimentario, che appare complesso solo perché non sono ancora disponibili sufficienti informazioni sull'altimetria della regione.

L'801 è un'architettura di processori RISC sviluppata dalla IBM negli anni 70 e utilizzata fino agli anni 80.

Il progetto 801 iniziò come progetto di ricerca diretto da John Cocke al Thomas J. Watson Research Center. Il progetto puntava a migliorare le prestazioni delle macchine IBM e per farlo studiò il funzionamento dei programmi sui sistemi System/370 e analizzo il codice compilato. Dalle analisi il gruppo di ricerca ipotizzo che fosse possibile realizzare un core di calcolo molto veloce e molto semplice per poter eseguire il microcodice delle macchine.

Il progetto si sposto sulla realizzazione della CPU chiamata 801. LA CPU fu pronta per l'estate del 1980 e venne implementata utilizzando la tecnologia Motorola MECL-10K e un ampio uso di progettazione custom. La CPU era progettata per funzionare a 66 ns (approssimativamente a 15.15 Mhz) ed generava una potenza di calcolo di circa 15 MIPS. Il prototipo venne progettato con una gestione a 24 bit senza supporto della memoria virtuale. L'architettura dell'801 fu inclusa in molti dispositivi IBM come i gestori dei canali per i sistemi 370, molti gestori di rete e nel mainframe a basso costo IBM 9370.

All'inizio degli anni 80 l'esperienza derivata dal progetto 801 venne utilizzata nel progetto America che portò allo sviluppo dei processori POWER e dei minicomputer RS/6000.

John Cocke in seguito ricevette il premio Turing e la Presidential Medal of Science per lo sviluppo del progetto 801.

Per romanizzazione si intende il processo di integrazione delle popolazioni soggiogate ai Romani, dai quali ricevevano nuove leggi, riti e costumi che, spesso, non cancellavano le antiche usanze e tradizioni religiose locali, ma semplicemente vi si sovrapponevano adattandosi a ciò che era in contrasto con le leggi e gli usi di Roma.

I rapporti di Roma con le singole numerose popolazioni, dapprima italiche poi dell'intero bacino del Mar Mediterraneo erano regolati dal Senato e da trattati che determinavano la condizione dei popoli subordinati, solitamente a seconda del tipo di rapporto stabilito con gli interessi di Roma. Si distinguono in tal senso popolazioni dediticie e foederate. Le prime, sconfitte a seguito di guerra, accettavano la resa e le condizioni imposte dal Senato, che si riservava la proprietà del territorio e della popolazione; le seconde, in virtù di un antico rapporto di alleanza e di pace con Roma, erano considerate come alleate, dovevano quindi fornire aiuto all'esercito e, in cambio del della protezione e supervisione politica, avevano diritto all'assistenza militare romana: si trattava in buona sostanza di una federazione con lo stato romano.

Queste ultime popolazioni conservavano la proprietà dei loro territori e il diritto di governarsi con una certa autonomia, come nel caso dei Salii, dei Libui, degli Ictimuli e di Vercellae, ovvero l'attuale Vercelli, in grazia, probabilmente, di un patto di antica data. In quest'ultima città, infatti, non si verificano centuriazioni con espropri e ridistribuzioni di terre così come invece accade nelle aree dei Salassi o ad Ivrea.

La vera e propria romanizzazione dell'Italia non è mai stata ottenuta militarmente. Le città ed i popoli sono stati conquistati in un contesto bellico. Ma una volta subentrata la pace imposta dai vincitori, i vinti conservavano appunto la maggior parte dei loro usi, e da nemici diventavano alleati, anche se nel passaggio avevano perso non pochi uomini, uccisi o asserviti, e se spesso una parte del loro territorio era stata requisita e ridistribuita. La romanizzazione non interveniva che in un secondo momento, attraverso un processo di integrazione economica, politica e culturale che si svolgeva in un arco di tempo comprendente più generazioni.

Actarus (o principe Duke Fleed) è un personaggio dei fumetti creato dal famoso disegnatore giapponese Go Nagai (autore anche della serie Mazinga). È il protagonista principale della serie Ufo Robot Goldrake e pilota dello stesso robot.

Duke Fleed è il principe e il solo sopravvissuto del Pianeta Fleed, che è stato distrutto dalle forze maligne di Re Vega. Riesce a salvarsi e a trovare nascondiglio sulla Terra sotto il nome di Actarus (Daisuke Umon nella versione originale giapponese) e si fa passare per il figlio del dottor Procton (Genzo Umon), capo dell'Istituto di ricerche spaziali. Comincia così a combattere al fianco dei terrestri per la difesa del sua pianeta di adozione dalle truppe di Vega. Al comando del robot Goldrake, il principe Duke Fleed riesce alla fine a respingere l'invasione nemica, grazie anche all'aiuto del pilota terrestre Alcor (Koji Kabuto, lo stesso personaggio che troviamo anche nella serie di Mazinga Z).

Il nome terrestre di Duke Fleed è Actarus. Durante la sua vita di normale terrestre, va a lavorare come dipendente nella fattoria di Rigel (Danbei Makiba) e conosce così sua figlia Venusia (Hikaru) e il suo figlioletto Mizar (Goro). All'inizio solo il dottor Procton conosce la vera identità di Actarus, mentre in seguito anche Venusia ne viene a conoscenza e scende in campo a combattere al suo fianco.

In seguito, si scoprirà che anche la sorella del principe Duke, Maria Grace Fleed, è sopravvissuta alla distruzione del loro pianeta nativo ed è arrivata sulla Terra. Anche lei si unirà così nella battaglia contro Vega. In uno degli ultimi episodi si verrà a scoprire inoltre che la figlia del Re Vega, la principessa Rubina, era fidanzata del principe Duke.

Ludovico Racaniello fu un capitano di ventura (Todi 1352Montecchio 1441), primogenito di Riccardo e discendente dalla nobile famiglia umbra dei Racaniello.

Dopo alcuni anni dedicati agli studi di legge sotto l’indirizzo del padre, nel 1376 alla di lui morte si trovò sulle spalle la responsabilità della famiglia. Abbandonati gli studi, si mise allora al servizio di Ercole I, dedicandosi così alla carriera militare che, grazie ad una notevole abilità di comando, lo vide in breve raccogliere numerosi successi.

Nel 1380 si sposò con Giulia Albizi, figlia di Maso, assicurandosi in tal mondo i favori della potente famiglia che in quegli anni aveva conquistato il potere a Firenze.

Nel 1395 Racaniello divenne capitano della rocca di Montecchio subentrandone nel possesso a John Hawkwood, base di un potere sempre più grande che, negli anni a seguire, lo videro espandere la propria influenza nell’intera Val di Chiana.

Nel 1397 entrò in conflitto con la famiglia dei Casali per il possesso di Cortona, conflitto che si protrasse per più di quindici anni, fino al 1411, anno in cui il territorio passò sotto il controllo di Firenze e rientrò nel ducato di Racaniello. Nel 1419 Rinaldo Albizzi gli affidò la carica di proconsole di Arezzo.

Firenze nel 1434 passò sotto il controllo dei Medici e Racaniello dimostrò di essere oltre ad un ottimo condottiero anche un eccelso diplomatico. Nonostante gli anni passati al servizio della famiglia rivale nel controllo di Firenze, infatti, riuscì ad ingraziarsi la famiglia medicea, che non pretese nessun ridimensionamento dei territori amministrati dal contado di Racaniello e lo riconobbe come garante del potere della signoria fiorentina su quelle stesse terre.

Lo stemma del casato è composto da cerchi concentrici di colore giallo e terra bruciata, il motto della famiglia è "Dominus exquisitus artis vulnero saeviter quis revocas malum memet" - possiedo un arte raffinata, quella di ferire con crudeltà chi mi fà del male.

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Parlando di Guru
Scritto nel giorno di 24/01/2007 alle ore 18:56

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Lahiri Mahasaya (Shyama Charan Lahiree 1828 - 1895) fu il guru del kriya yoga iniziato da Babaji, che iniziò la diffusione di questa scienza spirituale nell'epoca moderna. Impiegato nelle ferrovie indiane nella vita di tutti i giorni, Lahiri Mahasaya non si spostò mai dall'India. Considerato dai praticanti del kriya yoga e dai suoi seguaci come uno yogi perfettamente realizzato, i suoi discepoli raccontarono di aver assistito ad una grande quantità di presunti miracoli o fatti insoliti, quali, ad esempio, episodi di bilocazione.

I suoi figli e nipoti proseguirono la tradizione insieme a numerosi altri discepoli, tra i quali Sri Yukteswar, guru di Paramahansa Yogananda. Differentemente dagli altri guru del kriya yoga, Lahiri Mahasaya era un padre di famiglia. Non ha lasciato opere scritte direttamente, ma alcuni suoi discepoli hanno raccolto gran parte dei suoi commenti a molte scritture, tra le quali la Bhagavad Gita e alcune Upanishad.

Le sue ceneri sono a Varanasi. Una parte di esse è conservata nella casa del pro-pronipote Shibendu Lahiri (anch'egli guru del kriya yoga), mentre il resto delle stesse è conservato nella sua ultima dimora, anch'essa situata nei vicoli di Varanasi. Shibendu Lahiri conserva ancora oggi 24 diari (originariamente erano 26, ma 2 furono rubati anni fa) appartenuti a Lahiri Mahasaya e contenenti una descrizione delle sue principali esperienze spirituali.

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Il significato di Lapalissiano
Scritto nel giorno di 24/01/2007 alle ore 18:36

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Si dice di cosa ovvia e scontata, che non varrebbe la pena dire. La storia non molto nota di questa parola è piuttosto curiosa.

Jacques II de Chabannes, signore di La Palice, morì durante un'assedio alla città di Pavia nel 1525. Il proposito dei suoi fidi soldati, di illustrare il coraggio del loro amato comandante in una cantica, non fu però felice. Costoro cantarono infatti: Il signor de La Palisse è morto. / Morto dinanzi a Pavia; / un quarto d'ora prima di morire / era ancora in vita.

L'aneddoto non pare sia stato, finora, contestato, anche se il primo riferimento ad esso risale a parecchi anni dopo l'avvenimento: se non nell'Ottocento, non prima del XVIII secolo.

Fu Edmond de Goncourt, editore di giornali, a inventare il termine lapalissade nel XIX secolo, termine che ebbe ben presto buona fortuna.
In lingua francese lapalissade è sostantivo, in italiano aggettivo, ma l'ortografia di entrambi comunque proviene dal nome moderno della città di Lapalisse, che ospita il castello storico di Jacques de La Palice.

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Carlo Emanuele e la sua famiglia
Scritto nel giorno di 24/01/2007 alle ore 18:34

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Intanto, dopo il 1728, le stranezze del padre iniziarono a degenerare sempre di più, probabilmente per una malattia mentale. La moglie Anna, madre di Carlo Emanuele, era morta. Anche il primogenito, per il quale Vittorio Amedeo nutriva uno sconfinato amore, si era spento. Solo e stanco, il vecchio re decise di abdicare e di lasciare il trono al figlio Carlo Emanuele III.

"Carlino", come era stato denominato, non era per nulla amato dal padre. Gracile e quasi gobbo, si era, negli anni passati all'austera corte torinese, sempre più incupito. Sembra che parlasse poco, solo l'indispensabile. La sua istruzione era stata sommaria, poiché tutte le attenzioni erano andate al fratello maggiore.

Comunque sia, le lacune del principe ereditario furono colmate lavorando a fianco del padre, che gli faceva visitare le piazzeforti militari e lo interrogava dopo ogni colloquio con i ministri.

Vittorio Amedeo II fece sposare nel 1722 al figlio la principessa palatina Cristina Luigia di Baviera-Sulzbach, che si spense dopo appena un anno dando a Carlo Emanuele un erede che morì in età infantile.

La seconda moglie, scelta sempre dal padre, fu Polissena di Hesse-Rheinfelds, che diede al marito la maggior parte dei figli. Donna molto amata da Carlo Emanuele, venne sempre più mal vista da Vittorio Amedeo perché, egli riteneva, distogliesse le attenzioni del figlio dalla politica.

Tra i divieti curiosi che il padre impose al figlio (come non andare a caccia ogni giorno) vi fu anche quello dato ai due giovani sposi di dormire in due appartamenti separati.

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