Dicono che l'Arancia sia abbastanza simpatica, anche se non
tutti alla fin fine sono della stessa opinione. Sicuramente una dose più
massiccia di soggetti senzienti afferma che, sempre l'Arancia, abbia ben più
di un pizzico di bastardaggine dentro, cosa che non tenta affatto di
nascondere visto che la faccenda pare entusiasmarla. L'Arancia disprezza i troppo
buoni e i troppo appiccicosi, sempre e comunque a meno che non sia in casi di
estrema necessità, nei quali, con uno sforzetto, riesce persino a sopportarli
per un po'.
L'Arancia è di certo incredibilmente pigra, svogliata e inconcludente: tutte
qualità che ama in se stessa e cerca bene di sfuggire negli altri. Altro particolare importante che a questo punto sarà abbastanza chiara è che l'Arancia
si piace interiormente ed esteriormente in modo spropositato, e di conseguenza
è sicura di poter piacere anche agli altri: non sono poche le volte che si contano
nelle quali è riuscita a convincerli che fosse davvero così.
All'Arancia piace: il sole la mattina presto. La colazione a letto. I fiori. Il
suo batuffolo di pelo, Checcarino, specie quando la guarda con la testolina tonta inclinata. La pasta cacio e pepe. Infinito pepe. Il 13 settembre. Il mare. Fotografarsi ed essere fotografata, nuda, vestita o mascherata non importa, purchè non ci venga la testa. Il Milan, e la curva Sud di San Siro. I regali inaspettati. L'odore del basilico e il sapore del peperoncino. Ricordare
sua nonna quando per lei cucinava tutto il giorno e cuciva anche di notte. Le carezze e i baci sulla pelle nuda. Trovare una lettera nella cassetta della posta.
Provocare, essere provocata e sentirsi desiderata. L'odore della benzina, e fare le valigie prima di un viaggio. Un paio di amiche, forse tre. Non tutte così vicine da poterle abbracciare, purtroppo. Fare l'amore, e farlo bene. Malgrado le ire di chi paga la bolletta, fare la doccia, lunghissima e tiepida anche d'estate.
La torta al semolino. La spremuta d'arancia, ma quella vera, non
l'aranciata del supermercato. Le sorprese ben congegnate. Le calze a righe e i pigiami celesti, nonchè ogni genere di capo underwear (per fare la chic) che vada dalle cannottiere, ai bustini, ai mutandoni della nonna.
Se stessa, prima di ogni cosa, forse.
All'Arancia, invece, sicuramente non piace: Cucinare. La sua timidezza del primo momento, che quando
si sente
spersa, assieme a tanta gente che non conosce, la blocca totalmente.
Facendola risultare così totalmente diversa da quel che è (forse peggio,
forse addirittura meglio, chissà). I sorrisi davanti e le prese per il
culo non appena ti volti. Lei prende per il culo davanti e dietro, non ha
bisogno di voltarsi, gradisce che gli altri le usino lo stesso riguardo. Le cerimonie religiose in generale,
i funerali
al primo posto. Gli occhi di chi piange per colpa sua. Il sapore della
roba affumicata, il fegato in ogni salsa, il pollo in galantina e la mela cotta. Quella sensazione
allo stomaco che ti da il rimorso. L'odore degli ospedali. Sua
madre, quando beve troppo, farnetica, non si regge in piedi e non sa
portarsi un cucchiaio alla bocca. L'odore della tappezzeria di una
macchina lasciata al sole. Disfare le valigie tornando a casa.
Piangere, disperarsi, stare male per amore (da qualche tempo non è
fatta per le grandi passioni alla Rossella O'Hara). Le persone noiose.
Ammettere d'aver sbagliato (ma sa farlo, se serve). Chi non sa
chiedere scusa. Gli schermi a 800x600. Le
persone troppo insistenti. I
Pretzel e gli antipaticissimi panettieri italo-tedeschi (più
tedeschi che italo). Il cappuccino e la sua vomitevole schiumetta,
ed in generale praticamente quasi qualunque cosa che sia dotata di schiumetta. Portare gli occhiali, anche se non ci vede proprio benissimissimo. Emozionarsi per qualunque stupidaggine (cosa
che le succede spesso).
L'Arancia, comunque, tanto per sapere, deve avere all'incirca una ventina
d'anni, forse qualcuno di più, anche se di preciso non se lo ricorda mai (e
purtroppo è vero). Si chiama Silvia ed è fiera del nome che porta, perchè
in una generazione di Deborah, Jessicah, Samantah e altre acca finali varie ed
eventuali grazie al cielo se l'è cavata, anche se le leggende narrano che suo
padre volesse chiamarla Luna, e fortunatamente ha scampato anche questo. Ha
capelli inghiotti mano e orribili indici storti, occhiaie perenni e occhi di
un colore indefinito a metà fra il verde e il marrone, in cui lei e quei pochi
altri che è riuscita a convincere vedono pagliuzze dorate fantasma. E' dislocata in una cittadina Umbra
che si chiama Orvieto che oltre ad ospitare uno splendido esemplare di ragazza
quale è lei coccola sulla sua rupe anche uno splendido Duomo. La sua
professione è indefinita, spazia a metà fra i geloni di una mano appoggiata
tutto il giorno su un mouse ed un'iscrizione al ruolo di Agenti di Affari in
Mediazione (in parole povere, Agenti Immobiliari) ben poco sfruttata,
per ora. Dicono che sia da diverso tempo appaiata ad un Arancio che si crede
biondo, ma tralasciano il felicemente, e probabilmente al momento hanno
ragione.
P.S: all'Arancia in questione piace scrivere ed è abbastanza prolissa, specie
poi quando parla di sè, ma immagino che anche questo l'avrete sicuramente
notato da voi.
